EDITORIALE
Ricominciare, ancora una volta, con lo stesso entusiasmo
di Antonella Celano
Sono felice e orgogliosa di esser stata riconfermata alla Presidenza di APMARR, l’Associazione che da tanti anni occupa gran parte della mia vita ‘professionale’ (cioè di volontariato H24), oltre che personale e che, da sempre, ha un posto speciale nel mio cuore.
Quando i soci mi hanno rinnovato la fiducia, ho sentito forte il peso e il privilegio di quel gesto. Non è una conferma che si dà per scontata e io non intendo certo accettarla con leggerezza.
APMARR è nata nel 1984. L’ho vista crescere fino a diventare un punto di riferimento fondamentale nel panorama della reumatologia italiana e ho imparato ad amarla, anno dopo anno, attraverso le storie di chi ci chiede aiuto e di chi, nel tempo, è diventato parte di questa comunità. Quarant’anni di storia associativa sono una grande responsabilità, che si rinnova ogni giorno.
Ho il privilegio di essere circondata da una bella squadra di grandi persone che negli anni hanno acquisito esperienza e formazione. E questo mi rende tranquilla del fatto che il futuro di APMARR sia già in ottime mani. Il nuovo Direttivo — con le conferme di Italia Agresta, Giacomina Durante, Mauro D’Antonio, Ferdinando Cedrone, Sonia Middei, e i nuovi ingressi di Irene Avaltroni, Carla Caprio e Graziano Di Giacomantonio — porterà energie, competenze e prospettive. Io non lavoro mai da sola e questa è la vera forza di APMARR.
Ho ricevuto negli ultimi anni riconoscimenti che mi hanno commossa e anche un po’ spiazzata, come l’onorificenza di Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica, conferita dal Presidente Mattarella; li sento come qualcosa che appartiene a tutti coloro che in questi anni hanno costruito, mattone su mattone, questa associazione. Io ci ho messo la faccia. Ma dietro questi risultati c’è un’intera comunità.
In Italia ci sono oltre cinque milioni di persone che convivono con una malattia reumatologica. Molte di loro vivono anni di peregrinazione diagnostica prima di ricevere una risposta. Molte si scontrano con liste d’attesa che non hanno nulla di accettabile. Molte scoprono che la qualità delle cure cambia in modo drammatico a seconda della Regione in cui abitano, come se la salute fosse un diritto definito dal codice postale. Sono solo alcuni degli ostacoli che vogliamo contribuire ad abbattere.
Quello che voglio per il prossimo mandato non è diverso da quello che ho sempre voluto: che una persona con una malattia reumatologica o rara non debba mai sentirsi sola, non debba lottare da sola contro un sistema che troppo spesso non la vede. Voglio che il dialogo con le Istituzioni sia sempre più concreto e che le nostre proposte trovino ascolto reale nelle sedi in cui si prendono le decisioni che contano.
Non ho finito. Abbiamo appena ricominciato.