MORFOLOGIE 52 – Antichi strumenti per costruire il futuro della propria Salute

LIFE COACHING

Antichi strumenti per costruire il futuro della propria Salute

Dalla partecipazione alla co-progettazione: le associazioni di pazienti e del Terzo Settore contribuiscono a costruire percorsi assistenziali più equi, continui e centrati sulla persona. Un modello di sanità partecipata che migliora la qualità delle cure, rafforza il legame con il territorio e valorizza l’esperienza di chi vive ogni giorno la malattia.

di Alessandra Palieri*

Già nel passato remoto, i padri della medicina Ippocrate e Galeno esortavano a tener conto della globalità mente-corpo, per la quale usavano prescrivere attività varie, secondo la filosofia che “Il lavoro è il migliore medico naturale ed è essenziale per la felicità umana” , mentre Socrate ammoniva: Guai a quel medico, che cura il corpo, senza aver curato la mente, giacché da essa tutto discende”.
In epoca romana i malati venivano mandati a dormire sull’isola Tiberina nel Tempio di Esculapio, sfruttando il potere dell’autosuggestione nel processo di guarigione e le più antiche religioni si basavano sul “Conosci te stesso”, come era scritto sul frontone del Tempio di Apollo a Delphi.
La maggior parte della popolazione italiana crede in Dio e/o è spirituale, tuttavia il nostro sistema sanitario spesso non crea uno spazio adeguato e strutturato per comprendere l’influenza della religione/spiritualità sulla salute e sul benessere dei pazienti.

Ma bisogna tenere conto che l’aspetto spirituale della persona è quella motivazione che sostiene nell’affrontare eventi avversi e cambiamenti radicali, quando c’è poco da sorridere; è quella ricchezza che accresce di significato ogni evento, sia anche avverso, come una malattia.
Saper ascoltare, il grande strumento offerto dal counselling, non è spesso sufficiente a soddisfare il bisogno di profondo conforto di cui ha bisogno la persona, come non lo è la declamata umanizzazione della cura; saper discorrere con la persona, sapendo con quale canale sensoriale interagire e saperle spiegare alcune importanti fasi psicologiche-spirituali-emotive del percorso riabilitativo e della malattia, è una parte importantissima del percorso di cura, che può fare una grande differenza sulla percezione della qualità di vita.
Il rapporto tra spiritualità e medicina è stato al centro di un notevole interesse negli ultimi anni; gli studi suggeriscono che molti pazienti credono che la spiritualità svolga un ruolo importante nella loro vita, che esiste una correlazione positiva tra la spiritualità o l’impegno religioso di un paziente e i risultati in termini di salute. I concetti da esplorare includono: fonti di speranza, forza, conforto, significato, missione, pace, amore e riconnessione con il sé dimenticato. Il ruolo della spiritualità e mirate pratiche studiate con e per ogni persona, possono avere notevoli effetti positivi sulle cure mediche e sulle decisioni di vita.

Vorrei sottolineare che anche per chi non è un credente, l’aspetto spirituale è altra cosa, è comunque parte della sua esistenza, non fosse che per quell’istinto evolutivo che ci differenzia dagli animali.
Volendo essere più precisa, in questo articolo intendo soffermarmi sulla spiritualità laica, che è oggi praticata da moltissime persone, come quelle che fanno meditazione, yoga, mindfulness, corsi di crescita personale, ritiri in conventi anche senza partecipare alla pratica religiosa. Questo tipo di spiritualità è ciò a cui mi riferisco, quando parlo di uno strumento per trovare la forza di uscire da situazioni importanti, che siano esse fisiche o emotive.
Un credente prega il suo Dio, il laico prega qualcosa ‘lassù’, qualcuno o qualcosa in un luogo non definito, il suo inconscio, gli antenati, la buona sorte… La forza dei suoi pensieri è altrettanto potente quanto quella di colui che prega e spesso, il risultato è decisamente molto efficace, tanto da poterli definire “miracoli quotidiani”, come li definì Gabriele La Porta, attento studioso di tale aspetto.

Ho visto guarigioni miracolose di persone non credenti, tanto erano motivate e focalizzate sull’obiettivo e la ben nota frase “La tua fede ti ha guarito” non è valida solo per i credenti, è valida per tutti coloro che credono fermamente in qualcosa di superiore a loro stessi, di qualcosa su cui fare affidamento in se stessi prima che fuori, anche se non tangibile e non riscontrabile nei test di laboratorio. È quel qualcosa che sentiamo, che percepiamo, ma a cui non siamo stati addestrati come all’atto del camminare, mangiare o far di conto, ma che ha un grandissimo potere su noi stessi. Nel corso dei secoli ha avuto vari nomi questo qualcosa, a seconda del filone di studio: inconscio, daimon, io, anima; al di là del nome, ciò che conta è connettersi con questa sfera personale che contiene significati e risposte.
Nella mia pratica, incontro pazienti credenti e non, e per me non fa alcuna differenza purché credano nella potenza della guarigione endogena; con i primi mi avvalgo delle scritture sacre, dove troviamo la via maestra tracciata dai salmi o da chi loro desiderano, con i secondi mi affido al loro inconscio e posso dire che i risultati visti ottenere dai pazienti non credenti o non praticanti, sono stati più eccezionali che mai.

Credo che ciò accada perché ogni persona, credente o non, crede nell’anima, quel soffio vitale che abita ogni corpo. L’esistenza dell’anima è la via che accomuna tutti gli esseri umani, il principio vitale dell’uomo di cui costituisce la parte immateriale.
In qualsiasi terapia, come del resto nella vita, si fa uso di frasi chiave: forza che ce la fa, abbia fede, non molli, tenga duro, su con il morale, si tiri su, ci vuole forza d’animo, ecc.…che cosa accomuna queste frasi? L’invito a fare appello a quella parte non fisica, non tangibile, invisibile eppure così potente, lo spirito, l’aspetto spirituale.
La più potente medicina con cui l’essere umano può fare la differenza nella sua cura, non è un farmaco ma la motivazione, quella forza fatta di mente e spirito, di volontà e motivazione, un bagaglio di passato proiettato al futuro, con passi nello scorrere di attimi di presente.

Per costruire il mio modello terapeutico, mi sono ispirata molto alla Terapia Occupazionale d’oltreoceano, dove si dà molta importanza all’aspetto spirituale/emozionale nella cura della persona e devo dire che i risultati sono eccellenti. Avvalersi dell’aspetto spirituale del paziente, significa avere una flotta alleata nel grande mare del problema; secondo il background della persona, ogni vascello ha a bordo un alleato: l’inconscio, lo spirito, l’anima, la mente, Dio, lo sport, un guru, la natura, la meditazione, la preghiera, parenti volati in cielo, il cane, ecc., bisogna solo essere capaci di comprendere quale sia, il resto è un meraviglioso viaggio, tutto da esplorare.
Vedere l’espressione che ha una persona, quando scopre il potere di guarigione che alberga in sé, quando attraverso la malattia scopre nuove risorse, quando vede i risultati di nuove visioni di sé, quando in autonomia applica con successo gli apprendimenti acquisiti in terapia …sono emozioni che non hanno prezzo, sono fonte di profonda gioia e di grande motivazione ad esplorare sempre di più il meraviglioso mondo dell’Essere umano.

Concludo con questa frase, che sento esprima il senso di quanto detto fin qui:
“La salute non analizza sé stessa e neppure si guarda allo specchio. Solo noi malati sappiamo qualche cosa di noi stessi.” (Italo Svevo)

*Terapista Occupazionale e Life coach