MORFOLOGIE 51 – Diritti, ascolto e continuità di cura: la vision della FNOMCeO per i pazienti reumatologici

L'INTERVISTA

Diritti, ascolto e continuità di cura: la vision della FNOMCeO per i pazienti reumatologici

Dalla tutela dei diritti all’accesso equo alle cure, dalla continuità assistenziale al valore della relazione medico-paziente. Filippo Anelli, Presidente della Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri (FNOMCeO), in questa intervista esclusiva rilasciata a Morfologie, riflette su come Ordini dei Medici, professionisti e associazioni possano lavorare insieme per migliorare la qualità di vita delle persone con malattie reumatologiche, rafforzando un Servizio sanitario più umano, vicino e sostenibile.

di Maria Rita Montebelli

Ruolo e visione generale

1. Qual è oggi, secondo lei, il ruolo degli Ordini dei Medici nella tutela dei diritti dei pazienti, in particolare di quelli affetti da malattie croniche come le patologie reumatologiche?

Gli Ordini dei Medici svolgono una funzione di garanzia a tutela della collettività, vigilando sulla qualità, sull’etica e sulla correttezza dell’esercizio professionale. Tutelare i diritti dei pazienti significa assicurare che ogni medico operi nel rispetto dei principi deontologici, mettendo sempre al centro la persona.

Per chi vive una condizione cronica, come accade spesso nelle malattie reumatologiche, questo si traduce nel diritto a cure appropriate, continue ed eque, all’interno di un Servizio sanitario nazionale che deve restare universalistico e solidale.

2. In che modo gli Ordini possono contribuire a migliorare la qualità dell’assistenza per i pazienti con malattie reumatologiche, spesso complesse e di lunga durata?

La qualità dell’assistenza non coincide con la singola prestazione, ma con l’intero percorso di cura. Gli Ordini possono contribuire promuovendo una cultura della presa in carico, della continuità assistenziale, dell’integrazione tra professionisti e servizi, della formazione continua.

Per i pazienti reumatologici questo significa poter contare su percorsi coerenti nel tempo, su medici che hanno competenze aggiornate e su un’organizzazione che riconosca il valore del tempo dedicato alla cura e all’ascolto.

Accesso alle cure e liste d’attesa

3. Le difficoltà di accesso ai reumatologi e le lunghe liste d’attesa sono un problema molto sentito dai pazienti. Quali soluzioni ritiene possibili dal punto di vista medico-ordinistico?

Le liste d’attesa rappresentano un tema critico, soprattutto per chi convive con dolore e limitazioni funzionali. Sappiamo quanto l’attesa pesi sulla vita delle persone, soprattutto quando la malattia è dolorosa e limitante. È necessario affrontare il problema in modo strutturale, rafforzando l’organizzazione dei servizi, programmando meglio le risorse, investendo sui professionisti.

L’obiettivo deve essere quello di garantire tempi di accesso congrui, evitando che l’attesa si trasformi in rinuncia alle cure o in disuguaglianza, perché il diritto alla salute non può dipendere dalle possibilità economiche o dal luogo di residenza.

Dal punto di vista organizzativo, La FNOMCeO chiede da tempo una semplificazione dei Piani Terapeutici, che, nati anni fa come strumenti per aumentare l’appropriatezza prescrittiva, sono oggi diventati un eccesso burocratico che sottrae tempo ai medici e affatica i pazienti, soprattutto anziani e cronici, costringendoli a rinnovi specialistici frequenti. Le nostre proposte mirano a digitalizzare il sistema e a permettere a tutti i medici di gestire i farmaci innovativi che abbiano dimostrato sul campo efficacia e sicurezza, liberando milioni di visite specialistiche e snellendo le procedure per garantire un accesso più rapido alle cure: l’effetto finale sarebbe quindi una riduzione delle liste d’attesa.

4. Come giudica l’impatto delle carenze di personale medico sulla presa in carico dei pazienti reumatologici?

Le carenze di personale incidono profondamente sulla qualità dell’assistenza, rallentano diagnosi e follow-up e rendono più difficile assicurare continuità di cura. Questo pesa in modo particolare sui pazienti cronici, che hanno bisogno di riferimenti stabili.

Investire nella programmazione e nella valorizzazione dei professionisti, e nella capacità del Servizio sanitario nazionale di attrarli e trattenerli, significa investire sulla tutela dei pazienti, sulla serenità loro e delle famiglie. Significa investire, in buona sostanza, sulla tenuta complessiva del Servizio sanitario nazionale, che a sua volta non solo genera salute ma è volano di sviluppo economico e fattore di coesione sociale.

Continuità assistenziale e presa in carico

5. Quanto è importante, secondo lei, la continuità del rapporto medico-paziente nelle malattie reumatologiche e come può essere tutelata?

La continuità del rapporto con il medico è fondamentale ed è parte integrante della cura, e questo è tanto più vero per le malattie croniche, in particolare per quelle reumatologiche, nelle quali facilita una diagnosi precoce, migliora l’aderenza terapeutica e consente una gestione più efficace delle fasi di maggiore fragilità. Secondo una ampia revisione sistematica pubblicata nel 2018 sul British Medical Journal Open, la continuità di cura nella frequentazione del proprio medico, sia esso medico di medicina generale o specialista, è associata ad una riduzione della mortalità. Essere seguiti nel tempo, sentirsi riconosciuti e ascoltati, migliora la qualità della vita. Questa continuità va tutelata quindi attraverso modelli organizzativi che permettano ai medici di seguire i pazienti nel tempo e che garantiscano percorsi chiari e coordinati tra Medici di medicina generale e specialisti.

6. Che ruolo dovrebbero avere la medicina territoriale e il medico di medicina generale nella gestione dei pazienti reumatologici?

La medicina territoriale è centrale nella gestione della cronicità: il medico di medicina generale rappresenta il primo riferimento per il paziente e svolge un ruolo fondamentale di coordinamento con lo specialista. Il territorio è la sede naturale della presa in carico della cronicità, dell’intercettazione precoce dei bisogni. Le riforme e gli accordi della medicina generale vanno nella direzione di una medicina territoriale più forte, anche attraverso modelli di lavoro integrati. Questo è fondamentale per i pazienti reumatologici: percorsi vicini, continui, multiprofessionali.

Relazione medico-paziente

7. I pazienti chiedono sempre più ascolto e coinvolgimento nelle decisioni terapeutiche. Come stanno cambiando, a suo avviso, la formazione e la cultura dei medici su questi aspetti?

C’è una crescente consapevolezza che la qualità della cura non è solo tecnica, ma anche relazionale. La formazione dei medici sta integrando sempre di più competenze comunicative e attenzione alla decisione condivisa: due aspetti che guidano la stesura del nuovo Codice di Deontologia medica e che vanno sostenuti, come il Codice stesso ribadirà, da una formazione adeguata.

Questo cambiamento culturale deve inoltre essere sostenuto da un’organizzazione che restituisca al medico il tempo necessario per ascoltare, spiegare e accompagnare il paziente nelle scelte terapeutiche. Il tempo di comunicazione, come dice la Legge mutuando il concetto dal nostro attuale Codice, è tempo di cura.

8. Come possono gli Ordini dei Medici promuovere una comunicazione più empatica ed efficace tra medico e paziente? Avete pensato ad iniziative in tal senso?

La comunicazione è una delle quattro direttrici lungo le quali si sta muovendo il lavoro di revisione del nuovo Codice di Deontologia medica. Le altre sono i diritti fondamentali, le nuove tecnologie, la responsabilità, autonomia e rischio clinico. Sarà quindi un Codice improntato sui diritti, quelli fondamentali del cittadino e anche quelli del medico, dove i secondi hanno come obiettivo la piena garanzia dei primi.  Tra questi, il diritto a una comunicazione chiara, completa, rispettosa: la comunicazione non è un aspetto accessorio, ma una componente essenziale dell’atto medico e della qualità dell’assistenza.

Innovazione, farmaci e appropriatezza

9. Le terapie innovative hanno migliorato molto la qualità di vita dei pazienti reumatologici, ma non sempre sono facilmente accessibili. Come si può conciliare appropriatezza clinica e sostenibilità del sistema?

Il nostro Servizio sanitario nazionale è un sistema unico al mondo, universalistico e solidale, che mette a disposizione gratuitamente a chi ne ha bisogno farmaci innovativi ed efficacissimi. Farmaci che hanno un costo elevato, costo che è anche un investimento per il Paese in quanto si traduce in minori assenze dal lavoro, in una riduzione dei ricoveri, delle complicanze, delle disabilità. Investire in diagnosi tempestive e terapie adeguate, garantire un accesso equo ai farmaci innovativi, basato su criteri di appropriatezza clinica ed evidenze scientifiche, significa quindi non solo migliorare in modo significativo la qualità di vita dei pazienti ma anche rafforzare la sostenibilità del sistema Paese e del Servizio sanitario nazionale.

10. Che ruolo può avere il medico nel garantire un uso appropriato dei farmaci, evitando disparità di trattamento tra territori diversi?

Il medico è il garante dell’appropriatezza terapeutica, agendo in scienza e coscienza nell’interesse del paziente. Deve essere supportato da un sistema che riduca le disuguaglianze tra territori e assicuri regole chiare e omogenee, affinché il diritto alla cura sia realmente uguale per tutti.

Collaborazione con le associazioni di pazienti

11. Quanto ritiene importante il dialogo tra Ordini dei Medici e le associazioni di pazienti?

Il dialogo con le associazioni di pazienti è fondamentale. Le associazioni rappresentano una voce autorevole del vissuto quotidiano della malattia e aiutano a comprendere meglio bisogni e criticità che spesso non emergono dai dati.

12. In che modo le associazioni di pazienti reumatologici possono contribuire a migliorare il sistema sanitario e la pratica clinica quotidiana?

Attraverso l’informazione corretta, il supporto ai pazienti, la collaborazione nella progettazione dei percorsi di cura e il dialogo costante con i professionisti. L’alleanza tra medici e pazienti rende il sistema sanitario più efficace e più umano.

13. Guardando al futuro, quale messaggio sente di voler rivolgere ai pazienti reumatologici e alle loro famiglie?

Vorrei dire ai pazienti reumatologici e alle loro famiglie che non sono soli. Il Servizio sanitario nazionale resta un patrimonio di civiltà da difendere e rafforzare. La comunità medica è impegnata a garantire cure accessibili, continue e rispettose della dignità di ogni persona, costruendo insieme un’alleanza basata su fiducia, scienza, competenza e ascolto.