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LA CYBER THERAPY NELLA RIABILITAZIONE DEL FUTURO

  • Mercoledì, 06 Novembre 2019
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LA CYBER THERAPY NELLA RIABILITAZIONE DEL FUTURO

Raffaella Arnesano intervista Marcello Antonio Carrozzini, Assistant Professor, Coordinator of Art, Cultural Heritage and Education group PERCRO - TeCIP Institute, Scuola Superiore S.Anna

La Cyber Therapy è l’uso di tecnologie ICT di vario tipo per finalità terapeutiche, solitamente attraverso modalità differenti da quelli delle terapie tradizionali. Il termine è abbastanza ampio e racchiude in sé diverse tipologie di intervento, dal semplice utilizzo di internet e del web per mettere in contatto il terapeuta e il paziente, a protocolli più sofisticati in cui vengono utilizzate tecnologie avanzate come la robotica e la realtà virtuale per creare protocolli terapeutici in grado di funzionare anche a distanza. Di fatto, sebbene nella Cyber Therapy in senso lato vengono spesso incluse tutte le forme di terapia che facciano uso delle tecnologie informatiche - incluse quelle interattive quali, ad esempio, i videogiochi – è proprio l’uso della rete, e dunque la possibilità di sottoporre i pazienti a trattamenti da remoto, che la caratterizza pienamente.

Prof. Carrozzini, come cambierà l’approccio terapeutico grazie alle nuove tecnologie?
Le terapie tradizionali prevedono che, comunemente, i pazienti debbano spostarsi da e verso i luoghi in cui esse vengono effettuate, sia perché è necessario l’uso di particolari apparecchiature, sia per poter svolgere la terapia sotto un appropriato controllo medico. Questo, naturalmente, può risultare difficile o scomodo sia per i pazienti che per le loro famiglie. La possibilità di svolgere alcune tipologie di terapia da casa ha il duplice vantaggio di ridurre queste problematiche e di risultare, allo stesso tempo, più motivante per i pazienti. Naturalmente, perché un trattamento domestico abbia un’efficacia paragonabile a quello ospedaliero è necessario che le opportune apparecchiature siano disponibili anche a casa (eventualmente attraverso il noleggio), che ci sia la disponibilità di infrastrutture informatiche che supportino il trattamento
da remoto e di un numero sufficiente di terapisti in grado di seguire i pazienti a casa. Mentre i primi due temi sono essenzialmente tecnologici, il tema relativo alla disponibilità di persone è sostanzialmente legato ad un fattore umano, sul quale sarà probabilmente possibile intervenire anche in questo caso tecnologicamente attraverso l’uso di macchine intelligenti e della realtà virtuale. Ad esempio, un avatar virtuale che impersona il terapista, opportunamente interfacciato ai sensori dei macchinari usati per la riabilitazione, potrà fornire un opportuno feedback motivazionale, guidando i movimenti e stimolandone attenzione e coinvolgimento, e tarare opportunamente il livello del trattamento in modo da adeguarlo dinamicamente alle esigenze e alle prestazioni del paziente.

La Cyber Therapy può essere considerata la nuova frontiera nella medicina riabilitativa?
Si tratta di un campo di ricerca senz’altro innovativo e allo stato dell’arte, sebbene la ricerca in questo settore sia attiva già da più di 10 anni, come testimonia il fatto che fin dal 2008 viene pubblicata una rivista scientifica internazionale, il Journal of Cybertherapy and Rehabilitation, interamente incentrato proprio su questi temi.

In quali ambiti della salute si può impiegare la Realtà Virtuale?
Esistono svariati ambiti in cui negli ultimi anni sono state svolte sperimentazioni di successo. Limitandosi anche solo alle esperienze svolte nel Laboratorio PERCRO della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, nel quale faccio ricerca dal 2000, emergono numerosi esempi interessanti e promettenti. Nel campo della riabilitazione motoria, ad esempio, si è sperimentato l’uso combinato di esoscheletri in grado di guidare e facilitare i movimenti che il paziente deve effettuare negli esercizi di riabilitazione e di videogiochi, in grado di catturare l’attenzione e di fornire distrazione e motivazione, anche attraverso l’utilizzo di meccanismi specificatamente ludici, quali la presenza di un punteggio che dia la misura dei progressi e che dunque spinga a migliorare di volta in volta le proprie “prestazioni”.
Molte forme di fobia possono essere efficacemente trattate attraverso la terapia espositiva, ovvero il sottoporre in forma controllata e interrompibile il paziente alla situazione che genera la fobia, attraverso l’esposizione reale, quando possibile, o immaginata, negli altri casi. L’uso della Realtà Virtuale in questo senso ha dimostrato una grande efficacia, specie nel caso in cui la situazione fobica è difficilmente riproducibile (per motivi di logistica, di costi, di opportunità, etc.: si pensi a fobie quali la paura del volo o la paura di parlare in pubblico). La terapia espositiva basata sulla realtà virtuale è indicata anche per i disordini di stress post-traumatico o, come nel caso di un progetto di ricerca in partenza nei prossimi mesi in cui collaboreremo con lNAIL e Università di Pisa, di stress lavoro correlato. Già da anni in America vengono effettuate terapie mirate al trattamento dello stress post-traumatico per i veterani della guerra del Vietnam, i quali vengono sottoposti a situazioni belliche simulate attraverso la realtà virtuale, guidate in maniera opportuna dai terapeuti al fine di aiutare i pazienti ad affrontare i loro ricordi e le loro sensazioni e a ridurne l’impatto sulla vita quotidiana. Infine, protocolli cyberterapici possono essere usati anche nel caso dei disturbi dello spettro autistico.

Recentemente PERCRO ha sviluppato, in collaborazione con Stella Maris, un’applicazione facente uso di realtà virtuale immersiva per aiutare i ragazzi affetti da tali disturbi, strutturato come un serious game in grado di abilitarli all’utilizzo di strumenti concettuali che permettano di superare le loro difficoltà socio – comunicative.
Nel futuro si prevede un uso sempre più determinante della robotica nell’ambito medico, come si strutturerà la formazione?
Di fatto la formazione si sta già strutturando in tal senso, come testimoniano i numerosi corsi di laurea e master in Robotica Biomedica e, all’estero, in Medical Robotics.

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