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Il rapporto medico paziente nell'era digitale

  • Giovedì, 13 Febbraio 2020
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Il rapporto medico paziente nell'era digitale

Raffaella Arnesano intervista Cristina Cenci, antropologa, fondatrice di DNM-Digital Narrative Medicine della Digital Health Academy, curatrice del blog DIGITAL HEALTH NOVA-SOLE24ORE

Cosa si intende per Digital Health?

In passato, le innovazioni tecnologiche nella salute hanno offerto principalmente ai medici e alle organizzazioni strumenti sempre più sofisticati e accurati. Nello stesso tempo però hanno portato a una progressiva spersonalizzazione delle relazioni e delle cure e a un monopolio medico delle competenze e dei saperi. L’attuale rivoluzione digitale cambia invece radicalmente il viaggio con la malattia e il ruolo del paziente nel processo di diagnosi e cura. La digital health mette a disposizione non solo dell’operatore sanitario ma anche del singolo cittadino un insieme di strumenti di misurazione e di conversazione facilmente accessibili. In tempo reale, possiamo misurarci la glicemia, il battito cardiaco, il respiro e aggregare i dati in grafici sempre accessibili e aggiornati. Nello stesso tempo, le conversazioni online sulla malattia e le terapie consentono di condividere con altri “pazienti come me” le paure, le aspettative, gli effetti dei farmaci. Tutto questo cambia la scena dell’atto terapeutico e le condizioni della sua efficacia. Insieme misurazioni e storie creano un’esperienza della malattia e delle terapie che nasce e si sviluppa al di fuori del contesto medico. Il rischio è una progressiva disintermediazione e delegittimazione della medicina come riferimento di saperi e metodi per la gestione della salute. L’opportunità è costruire nuovi paradigmi di cura e di assistenza sempre più co-costruiti e personalizzati.

In che modo i nuovi strumenti di comunicazione promuovono un cambiamento radicale nel rapporto medico-paziente?

Il digitale ha modificato profondamente la relazione tra medico e paziente. L’ingresso dirompente del digitale nella salute ha costituito una sorta di “minaccia” per il ruolo del medico. Pensiamo al sempre maggiore protagonismo dei pazienti, alla ricerca di informazioni in Rete, all’intelligenza artificiale: i medici sembrano perdere legittimazione sociale, identità del ruolo, efficacia percepita del loro contributo.
In realtà tutto questo apre grandi opportunità. Il medico potrà investire il tempo ricavato grazie all’efficienza digitale, in una relazione personalizzata e in un percorso di salute sempre più su misura del singolo paziente. Grazie al digitale, il paradigma di cura bio-psico-sociale ha più possibilità di realizzarsi. Il Piano nazionale cronicità raccomanda di coniugare il piano assistenziale con il progetto esistenziale. Potrebbe sembrare solo un nuovo slogan. Al contrario, i nuovi strumenti digitali di monitoraggio e di conversazione, se integrati con le metodologie della medicina narrativa, possono trasformare il percorso di cura in un progetto realmente condiviso.

La Digital Health può essere inserita anche nei percorsi di cura?

Direi non può, ma deve. In Italia abbiamo ancora molto da fare. La vera sfida è integrare in modo costante e continuativo gli strumenti di telemedicina, la televisita e il teleconsulto per non parlare di tutti gli strumenti per la gestione in remoto delle prenotazioni dei servizi. Il peso della gestione quotidiana e operativa della malattia potrebbe essere ridotto drasticamente sia per il paziente che per il caregiver familiare. Ancora oggi purtroppo in molte regioni stenta a decollare il fascicolo sanitario elettronico e spesso è ancora pensato come un puro repository di informazioni quando invece potrebbe essere uno strumento dinamico intorno a cui aggregare tutte le informazioni e i servizi necessari alla gestione della malattia.

Esiste la possibilità di un uso improprio degli strumenti sia da parte dei pazienti e sia dei medici?

Esistono molteplici livelli di rischio nella salute digitale. Penso all’affidabilità delle informazioni disponibili, penso alle app che rispondono più a logiche di mercato e a mode che ai bisogni effettivi dei pazienti. È importante che l’introduzione di nuovi strumenti digitali nella cura sia accompagnata da studi di efficacia rigorosi. C’è poi il rischio che il paziente pensi di poter procedere in totale autonomia, senza la condivisione delle scelte con il medico. C’è il problema dei dati personali e del loro trattamento. Serve un nuovo patto di cura digitale che minimizzi i rischi senza limitare le potenzialità trasformative della salute digitale.

Quest’anno è partita la seconda edizione del “Patients’ Digital Health Awards”, di cosa si tratta?

Il PDHA rappresenta un’occasione straordinaria per rafforzare l’alleanza digitale di associazioni di pazienti che rappresentano mondi molto diversi ma condividono una grande fiducia nelle potenzialità positive della trasformazione digitale,
Insieme alla Digital Health Academy ci siamo resi conto che non esisteva ancora in Italia un premio per l’innovazione digitale nella salute in cui le protagoniste fossero le associazioni di pazienti, a prescindere dall’area terapeutica in cui lavorano. Con il supporto incondizionato di Fondazione MSD, abbiamo riunito più di 40 Associazioni per portare in primo piano le buone notizie digitali nella salute, valorizzarle e farle conoscere. Il bando è stato co-costruito dalle stesse associazioni e saranno proprio loro a premiare l’ideazione e la realizzazione di progetti o idee di salute digitale che, nell’ottica dei pazienti, concorrono a migliorare la qualità di vita di chi vive la malattia in prima persona ma anche dei caregiver e dei curanti.
Al Premio possono partecipare non solo le start up ma anche pazienti, familiari, ospedali, medici, infermieri, ricercatori. La scorsa edizione è stata un successo e quest’anno speriamo di vederlo crescere ancora. È una bellissima opportunità per uscire dalla propria nicchia organizzativa e territoriale ed entrare in un network ampio di esperienze. Mi fa felice che APMARR sia tra le associazioni più attive e propositive del PDHA. Antonella Celano è sempre pronta a condividere un contagioso entusiasmo digitale coniugato ad un grande rigore metodologico. 

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